
Ti sei mai accorto di cosa fa il tuo corpo quando ricevi un’e-mail di lavoro inaspettata o quando rischi un tamponamento nel traffico? Il respiro si accorcia, diventa superficiale e si sposta quasi interamente nella parte alta del petto. A volte, senza accorgercene, andiamo persino in apnea.
Questo non è un semplice effetto collaterale dello stress: è il motore stesso dello stress. Esiste un canale di comunicazione bidirezionale continuo tra il nostro cervello e i nostri polmoni. Se il cervello percepisce un pericolo, accelera il respiro; se il respiro è accelerato, il cervello si convince che ci sia un pericolo reale, alimentando un circolo vizioso che ci logora la salute.
La biologia del rilassamento: il nervo vago e la continuità del flusso
La chiave di volta di questo legame è il nervo vago, il “freno biologico” del nostro corpo, appartenente al sistema nervoso parasimpatico. Una ricerca pubblicata su Frontiers in Human Neuroscience ha ampiamente dimostrato come la stimolazione di questo nervo sia in grado di ridurre istantaneamente la frequenza cardiaca e abbassare i livelli di cortisolo (l’ormone dello stress) nel sangue.
La respirazione cosciente circolare, grazie alla sua natura fluida e all’assenza totale di pause tra inspirazione ed espirazione, porta grandi benefici in questo senso. Quando eliminiamo i blocchi e i passaggi a vuoto tra i respiri, inviamo un segnale biochimico potentissimo al sistema nervoso. L’espirazione prolungata e rilassata tipica del flusso circolare induce il nervo vago a rilasciare acetilcolina, una sostanza che dice letteralmente al cuore di rallentare. In questo modo usiamo un atto meccanico e continuo per resettare una risposta chimica di allarme. Stiamo barando con il nostro sistema nervoso, ma a fin di bene.